Ecco come questo pastificio di Acquaviva rivoluzionerà il settore pastaio nel 2024

Dal 1992 il Pastificio Bruno è leader nel settore della produzione pastaia. Per questo quando ha lanciato il proprio prodotto gli è bastato poco per diventare il pastificio di riferimento per i cultori della pasta artigianale. Attraverso la passione della famiglia Bruno, da anni attiva nel settore pastaio, scopriamo tutte le sfaccettature di un prodotto che affonda le sue radici nella cultura della terra di Puglia. Una volta Fellini disse: “La vita è una combinazione di pasta e magia”. Oggi i Bruno sono rinomati per essere una famiglia di mastri pastai, ma com’è nata la passione per questo settore? È una storia un po’ particolare, soprattutto perché noi in origine non nasciamo pastai. Siamo piuttosto imprenditori che si sono insediati nel settore nei primi anni ’90, quando nostro padre ha messo in piedi una piccola azienda nel paese di Acquaviva, iniziando con pochi macchinari e due laboratori in affitto, a lavorare per conto di altri pastifici. La realtà è subito cresciuta, grandi clienti si sono rivolti a noi, finché nostro padre non ha deciso di mettersi in gioco da solo, di lanciarsi meglio nel settore dopo aver acquisito quel known-how necessario per mettere in piedi un’azienda solida come siamo ora. Basti pensare che il pastificio Bruno c’era quando nei primi anni 2000 è stata creata la zona industriale ad Acquaviva. Poi nel 2004 subentri tu, Antonella, e successivamente tuo fratello Alessio, alla guida del pastificio. E che succede? Dieci anni fa avevamo un’azienda già centrale per la produzione di pasta per i grandi marchi, con agenti in Italia e all’estero. Ne deriva che la nostra sfida era, ed è ancora oggi, quella di portare il pastificio a un livello ancor più superiore. Adesso, siccome tutti i grandi gruppi della GDO nazionali e internazionali ci riconoscono come produttori di qualità, ci siamo resi conto che possiamo fare il salto di qualità definitivo, che con le nostre idee possiamo evolvere quanto realizzato fino ad oggi da nostro padre, che rimane comunque un punto di riferimento per noi e per l’azienda. Da qui la scelta di creare un nostro marchio, il marchio “Bruno” che porta il cognome della famiglia. Tanti anni a produrre per conto terzi, quale aspetto ha inciso particolarmente nella decisione di creare un marchio? Il fatto è che quando hai un prodotto di valore questo difficilmente si può sostituire, quindi la cosa più saggia è cercare di valorizzarlo. Dopo anni passati a produrre per i grandi marchi, siamo convinti di poter dire la nostra. Nostro padre è stato coraggioso e si è buttato in un settore per lui nuovo, costruendo pian piano quello che siamo ora. Ora il nostro obiettivo è diventare un marchio riconosciuto e riconoscibile. E poi la pasta è un prodotto che è parte integrante della nostra cultura, in particolare della cultura pugliese, quindi in noi c’è ovviamente l’orgoglio di essere riusciti a esportare altrove un pezzo della nostra terra e della nostra storia. Non a caso sui pacchi di pasta c’è proprio la Puglia. Sì, abbiamo inserito la Puglia stilizzata proprio per rendere evidente il legame col territorio, infatti il nostro prodotto principe è proprio l’orecchietta, della quale abbiamo cercato di riprodurre la forma delle orecchiette fatte a mano, quindi anche la caratteristica rugosità che un tempo era data dal tavoliere di legno. Oltretutto, siccome nella produzione siamo attenti ai dettagli, le nostre macchine riproducono l’andamento irregolare del movimento delle mani, così ogni orecchietta ha una forma diversa dall’altra. Il marchio inoltre abbina il dorato e il rosso. C’è qualche idea particolare dietro la scelta dei colori? È il miglior abbinamento cromatico per chi come noi si vuole distinguere dagli altri prodotti. Il marchio è dorato e rosso perché il dorato richiama il colore delle spighe di grano, il rosso invece è un colore che risalta sugli scaffali. E poi è una scelta pensata anche quella del packaging: puntiamo a realizzarlo con carta perché siamo attenti alla questione ambientale, infatti per quanto riguarda gas ed energia elettrica ci affideremo a un produttore di fonti di energia rinnovabile, in modo che il nostro prodotto sia anche sostenibile. E la materia prima invece da dove prendete? Per noi che tendiamo a preservare la genuinità del prodotto le caratteristiche organolettiche sono fondamentali, per questo per il grano ci affidiamo a fornitori qualificati, tra i quali c’è Casillo, a cui chiediamo una serie di caratteristiche minime che derivano da una serie di accorgimenti legati sia alle macchine che utilizziamo sia alla necessità di garantire un prodotto artigianale. Ad esempio, l’indice di glutine deve essere abbastanza alto per garantire la forma alla pasta, o il colore del grano non deve tendere al grigio ma deve essere giallo, oppure, ancora, è importante valutare la grammatura della semola per ottenere pasta di un certo spessore. Quanta pasta producete ogni anno? Al momento abbiamo una capacità produttiva annua di 1600 quintali. La quantità di produzione dipende soprattutto dalla capacità di essicazione. La nostra pasta necessita di un’essicazione lenta a temperatura controllata che va dalle 12 alle 16 ore a seconda della specificità. Intanto nel 2010 siamo stati i primi nel settore a rinnovare tutto l’impianto, sia di produzione sia di confezionamento ed essicazione, così vantiamo una linea automatica bivalente: riusciamo a produrre non solo le tipicità regionali come le orecchiette ma anche una linea di trafilata al bronzo, al momento nei formati corti e in futuro nei formati lunghi. Da un lato l’azienda, dall’altro il prodotto artigianale. Nel mezzo cosa c’è? Dietro la qualità del prodotto c’è ovviamente una gestione umana dell’azienda. I nostri collaboratori sono cresciuti con noi come parte di un’unica famiglia, non è un caso se siamo due volte premio industria Felix, che ci certifica tra le aziende più virtuose del settore, mentre il nostro prodotto è certificato Ifs food, standard internazionale introdotto per indicare prodotti sicuri, autentici e di qualità. Come si può acquistare la pasta Bruno? Al momento la pasta la si trova soltanto online, stiamo cercando di sviluppare una rete, anche di piccole gastronomie e negozi di

Questo storico pastificio lancia l’e-commerce per far arrivare la pasta di Acquaviva in tutta Italia

La pasta è una specialità che contraddistingue l’eccellenza enogastronomica italiana in tutto il mondo. Tuttavia, a fronte di una proposta copiosa, le aziende che fanno qualità e che usano ancora un metodo completamente artigianale non sono molte, e spesso conoscerle fa la differenza tra un piatto di qualità e uno dal gusto molto più standardizzato. Se l’Italia è il paese della pasta, la Puglia è una delle regioni d’Italia da cui arriva la pasta migliore. Uno dei piccoli produttori più interessanti di Puglia è Pastificio Bruno, una realtà famigliare che dal 1992 è un punto di riferimento per la produzione artigianale di pasta nella sua zona e non solo. Il loro prodotto si realizza interamente ad Acquaviva delle Fonti, un insediamento che risale al V secolo a.c., celebre per le sue falde acquifere [n.d.r. non bisogna dimenticare che l’acqua è un’ingrediente fondamentale per la buona riuscita della pasta di gano duro].  Per scoprire come questa realtà sta crescendo, abbiamo intervistato Antonella Bruno, che ha preso le redini dell’azienda da suo padre alcuni anni fa e che sta lavorando alacremente per l’innovazione nell’azienda. Una di queste innovazioni è un nuovo sito di e-commerce, che permetterà a questa piccola realtà di eccellenza di arrivare ad un pubblico molto più ampio. Abbiamo chiesto ad Antonella quali sono state le tappe che hanno portato l’azienda a compiere questa scelta. Perché la scelta di aprire un e-commerce?  “Da anni lavoriamo sulla nostra community online, un pubblico di appasionati di enogastronomia che ci conosce e ci segue da tutta Italia. Non era sempre facile però raggiungere tutti con i nostri prodotti, eppure la richiesta aumentava. Abbiamo voluto fare questo passo per dare la possibilità a chi è interessato ai nostri prodotti, ma per ragioni varie non può raggiungerci fisicamente, di poterli acquistare e ricevere a casa con un semplice click. Il lancio dello store online coincide anche con un’altro grande passo che ha fatto la nostra azienda: il lancio della nostra nuova confezione con il cavallotto, un design sul packaging che ricorda le luminarie pugliesi,con cui abbiamo voluto esprimere visivamente i valori della nostra azienda: l’amore per il nostro territorio e per le nostre tradizioni. In questi anni di lavoro sui social, ti sei fatta un’idea del vostro compratore, che caratteristiche ha?  “Ovviamente quando si lavora sull’immagine di un’azienda la prima cosa che si prende in analisi è il pubblico, quello attuale e quello che si vuole raggiungere. Il nostro compratore tipo è un giovane adulto, che presta attenzione ai prodotti che acquista per la sua dieta quotidiana e che preferisce un prodotto artigianale piuttosto che uno industriale. Un altro aspetto fondamentale del nostro pubblico è una certa consapevolezza su cosa significhi lavoro artigianale, e quanto possa fare la differenza a livello ambientale e sociale, oltre che sul prodotto finito. Infine si tratta di una persona che spende consapevolmente; infatti, nonostante la nostra azienda lavori incessantemente per mantenere un prezzo giusto del proprio prodotto – cioè un prezzo che onori la materia prima di qualità e il lavoro dell’uomo – la nostra pasta costa un po’ di più di quella che si trova nella GDO. Quali sono i prezzi dei vostri prodotti? “Sul sito ci sono due tipi di prezzi: per la linea “Le regionali” (formati tipici del territorio) una confezione di 500 grammi costa 2,5€; mentre per la linea “Le trafilate”, una pasta di altissima qualità trafilata al bronzo, il prezzo è di 3€ sempre per 500 grammi. Lo riteniamo un prezzo giusto, anche se magari più basso rispetto ad altre realtà artigianali come la nostra, che riflette il valore del nostro prodotto artigianale e del lavoro che ci sta dietro”.  Con l’e-commerce contate anche di avere compratori esteri?  “Per il momento puntiamo più all’Italia, anche per una questione logistica. La nostra azienda è organizzata per una sezione dedicata alle grandi spedizioni per il BtoB. Ora abbiamo organizzato una seconda area per le spedizioni ai privati, con un magazzino dedicato, e garantiamo che dal momento dell’ordine a quello dell’arrivo della merce a casa non passino più di 5 giorni lavorativi. La vendita all’estero penso arriverà in un secondo momento, quando riusciremo a gestire con i corrieri delle tempistiche altrettanto veloci”. Quanti prodotti si trovano in vendita? Al momento i prodotti proposti in vendita sono 16: 9 della linea “Le trafilate” e 7 della linea “Le regionali”. Ma non escludiamo di aggiungere altri prodotti allo shop, anche – perché no? – dei pasta-bowls da degustazione fatti a mano e decorati con frasi tratte dal nostro dialetto, di cui mi sono innamorata. Vai allo shop del pastificio Pastificio Bruno, Via Abruzzo, 88/89, Acquaviva delle Fonti BA – Tel: 080759576

La premiazione delle Puntarelle d’Oro 2026 a Roma: il 9 febbraio la serata dedicata alle migliori nuove aperture – Puntarella Rossa

Le Puntarelle d’Oro 2026 a Roma celebrano, come sempre, le migliori nuove aperture dell’anno con aperitivo e premiazione aperti al pubblico, riconoscimenti speciali a chi ha fatto la differenza nel 2025 e una cena a sei mani.     Le Puntarelle d’Oro tornano a Roma. Lunedì 9 febbraio 2026, a partire dalle 18.30, Puntarella Rossa organizza una nuova edizione del riconoscimento dedicato alle migliori nuove aperture dell’anno appena trascorso: ristoranti, pizzerie, caffetterie, enoteche, street food e tutte quelle realtà che, pur essendo arrivate da poco, hanno saputo distinguersi nella scena gastronomica cittadina. Come sempre, non si tratta di un evento riservato ai soli addetti ai lavori. Le Puntarelle d’Oro sono pensate come un momento aperto: per i locali premiati, per chi lavora nel settore, ma anche per lettori, appassionati e curiosi che seguono Puntarella Rossa e vogliono condividere una serata di cibo, brindisi e novità. Dove: da Bauhaus, a Garbatella Uno degli ambienti di Bauhaus L’edizione 2026 si svolgerà da Bauhaus, a Garbatella: il moderno locale dei fratelli Giglietti che in pochi anni è diventato un punto di riferimento nel quartiere (e non solo). Una scelta che rispecchia lo spirito delle Puntarelle d’Oro: niente location neutre o “asettiche”, ma ristoranti e locali veri, quelli che ogni giorno sono il pane quotidiano del nostro sito. Come funziona la serata delle Puntarelle d’Oro 2026 a Roma Il programma è diviso in tre momenti: APERITIVO – dalle 18.30, ingresso libero PREMIAZIONE – sempre con ingresso libero CENA A SEI MANI – su prenotazione direttamente a Bauhaus (posti limitati) a questo link Dopo la consegna dei riconoscimenti, la serata continuerà con una cena speciale firmata da Bauhaus e da due ristoranti premiati lo scorso anno: Ego, di Beatrice Venturini e Lorenzo De Lio, e Ie Koji, dello chef Koji Nakai: tre cucine diverse che si incontrano in un menu a più mani, pensato per celebrare l’evento in modo conviviale. Ad accompagnare ci sono i vini di Cantine Benedetti, di Andrea Occhipinti di Gradoli e di Decugnano dei Barbi di Orvieto. IL PROGRAMMA Aperitivo con pizza&fritti a cura di Inferno, la pizzeria dei fratelli Giglietti all’interno di Bauhuas Menu della cena: Trippa Madrid Hong Kong – callos de bacalao, chorizo, tuorlo e pepe verde di Sichuan – EGO Capunti Pastificio Bruno al ragù di cortile, pecorino di fossa e terra di olive taggiasche – BAUHAUS Brasato di maiale “Buta kakuni“, anice stellato, aceto balsamico, su crema di zucca hokkaido – IE KOJI Crostata all’olio Evo Frantoio Fazio con ricotta di pecora e composta di visciole – BAUHAUS Prezzo: 50 euro, bevande escluse Cosa sono le Puntarelle d’Oro e i premi speciali del 2026 Le Puntarelle d’Oro nascono a Roma nel 2011 con un obiettivo semplice: individuare e raccontare il meglio delle nuove aperture in città. Negli anni il format è rimasto fedele a questa idea, con un evento dal vivo che premia locali selezionati sulla base delle visite della redazione, del confronto interno e del contributo della community di lettori. Le categorie osservate sono oltre venti, ma i riconoscimenti assegnati ogni anno sono solo quelli che riteniamo davvero meritevoli. Non una classifica totale, ma una mappa ragionata delle insegne che hanno saputo distinguersi in un panorama sempre più affollato. Accanto ai premi dedicati alle nuove aperture, l’edizione 2026 prevede anche alcuni riconoscimenti speciali per chi, nel corso del 2025, ha fatto la differenza nel proprio lavoro quotidiano: figure, progetti e percorsi che meritano di essere messi in evidenza per coerenza, qualità e personalità. Una serata per la città Le Puntarelle d’Oro non sono solo un premio. Sono soprattutto un’occasione per ritrovarsi, confrontarsi, scoprire posti nuovi e celebrare – senza retorica – ciò che di buono continua a muoversi nella ristorazione romana. Il 9 febbraio, da Bauhaus, sarà prima di tutto questo: una serata aperta, informale e condivisa, nel segno delle novità, del cibo e dei brindisi.     UN EVENTO IN COLLABORAZIONE CON         Courtesy of: Puntarellarossa

Puntarelle d’Oro 2026 a Roma, i migliori nuovi ristoranti e i premi speciali

Le Puntarelle d’Oro 2026 a Roma, ecco quali sono i ristoranti e locali premiati: il resoconto della serata del 9 febbraio da Bauhaus. Tutti i riconoscimenti alle nuove aperture e non solo.     Anche quest’anno siamo arrivati a quel momento in cui ci fermiamo un attimo a guardare indietro e a chiederci: cosa ha lasciato davvero il panorama gastronomico romano negli ultimi dodici mesi? Per chi racconta ristoranti tutto l’anno, come noi di Puntarella Rossa, non è solo un bilancio: è un modo per rimettere ordine in mezzo a un flusso continuo di aperture, annunci, mode, chiusure lampo e indirizzi che invece, silenziosamente, iniziano a costruire qualcosa di solido. Roma continua ad aprire locali, in ogni quartiere e con formule sempre più ibride. Ma, come succede da quando abbiamo iniziato – ormai più di quindici anni fa – il nostro lavoro resta lo stesso: andare, provare, tornare, confrontare, e poi raccontare. Non solo per dare notizie, ma per offrire a lettrici e lettori strumenti utili per orientarsi in una città dove l’offerta non è mai stata così ampia, e non sempre è facile distinguere ciò che è solo nuovo da ciò che è destinato a restare. È proprio da questa esigenza che nascono le Puntarelle d’Oro. Dal 2011 assegniamo questi riconoscimenti alle migliori nuove aperture di Roma e dintorni, suddividendole in un ampio ventaglio di categorie. Una suddivisione che non vuole incasellare a tutti i costi realtà che oggi, sempre più spesso, sono ibride e difficili da definire con un’unica etichetta. Molti dei locali premiati hanno infatti più anime – bistrot, caffetteria, bottega, laboratorio – ma scegliere una categoria ci aiuta a dare un orientamento più chiaro a chi legge, senza la pretesa di esaurire la complessità di ogni progetto. Quello che da sempre cerchiamo di fare è una fotografia ragionata di chi, tra gli indirizzi inaugurati nell’ultimo anno, ha dimostrato qualità, personalità e continuità, al punto da potersi già sedere al tavolo dei locali che negli anni abbiamo imparato a considerare punti fermi della città. Come sempre, non tutte le categorie troveranno un vincitore: preferiamo non assegnare un premio piuttosto che forzare una scelta. Perché le Puntarelle d’Oro non nascono per riempire caselle, ma per segnalare indirizzi in cui siamo tornati volentieri, che abbiamo consigliato, discusso, ma che in ogni caso hanno lasciato un segno nel nostro racconto dell’anno. Il 2026, però, porta con sé anche una novità. Accanto ai riconoscimenti dedicati alle nuove aperture, abbiamo deciso di assegnare per la prima volta anche alcuni premi speciali a persone, piatti e idee che, pur non rientrando nella logica “nuovo locale dell’anno”, hanno fatto la differenza nella scena gastronomica romana. Professionisti e realtà che, nel loro ambito, hanno alzato l’asticella e migliorato l’esperienza di chi va a mangiare fuori. Un modo per allargare lo sguardo e raccontare non solo dove si mangia bene, ma anche chi sta contribuendo a far crescere il livello della ristorazione in città. Vediamo allora, uno per uno, le Puntarelle d’Oro 2026 di Roma e i premi speciali di quest’anno.   Le Puntarelle d’Oro 2026 a Roma: le migliori nuove aperture RISTORANTE Futura Quando la giovane chef Anastasia Paris ha aperto Futura (ne abbiamo parlato qui), la sua prima avventura da solista, abbiamo subito capito che avrebbe fatto la differenza. E infatti nel suo laboratorio da appena 20 posti, quasi tutti al bancone e cucina a vista, fa dei piccoli miracoli, affiancata dai bravi soci Flavia Ercoli e Luigi Carofilis. Una cucina concreta che si distingue per la lavorazione gentile del quinto quarto, non un vezzo ma elemento fondante del progetto. Piatti centrati con precisione tecnica e coerenza di idea, con sapori che dialogano sempre in grande equilibrio. La formula dello chef’s table, con servizio ravvicinato, enfatizza la volontà di raccontare ogni passaggio che c’è dietro. BOTTEGA Partager Vino e Cose buone In un momento felice per la riscoperta del valore delle botteghe e dei mercati come luoghi di spesa consapevole e relazione, Partager – sottotitolo Vino e cose buone – (qui il nostro articolo) ha trovato al Mercato Trionfale una forma personale e riconoscibile. Non un semplice banco gastronomico, ma uno spazio dove cucina e vino dialogano con naturalezza, tra piatti essenziali, memoria mediterranea e una selezione attenta di piccoli produttori. Un progetto che restituisce al mercato la sua dimensione più viva e contemporanea. PIZZERIA Avenida Calò Dopo anni in cui la nostra preferenza è sempre andata alla pizza romana (di cui continuiamo a essere fedelissimi estimatori), di fronte alla personalità di Avenida Calò (qui il nostro articolo) ci siamo dovuti arrendere. Fin dal loro arrivo sulla scena cittadina, Francesco Calò e Chiara Maggio hanno portato una proposta di assoluto livello, mostrando come la pizzeria possa essere anche un ristorante: impasto identitario frutto di lavoro e ricerca, pizze indimenticabili e percorsi degustazione, carta dei vini ragionata e attenta, servizio a cui aspirare. Deve essere la regola per tutte le pizzerie? Assolutamente no, ma rappresenta una validissima possibilità. STREET FOOD Manero Burgers Col boom dello smash burger che c’è stato in Italia in questi ultimi anni è difficile distinguersi, ma Manero Burgers (ne abbiamo parlato qui) ha saputo ritagliarsi uno spazio preciso nel panorama romano. A Garbatella, il progetto di Tommaso De Sanctis evita il cliché del panino “di tendenza” per concentrarsi su un prodotto senza fronzoli e ben costruito, con bun, salse e componenti tutti fatti in casa e un equilibrio di sapori che spinge l’esperienza oltre la semplice moda. L’approccio diretto, la cura di ogni elemento e un’offerta coerente rendono Manero un esempio concreto di come lo smash burger possa essere declinato con rigore e gusto. CAFFÈ Luna Lo abbiamo inserito nella categoria caffè, ma Luna (ne abbiamo parlato qui) è molto di più e affonda le radici in un percorso iniziato anni fa con Faro, tra i primi a Roma a lavorare in modo strutturato sullo specialty coffee. Qui quel lavoro prosegue e si amplia: la tazzina resta centrale, tra selezioni curate e grande attenzione tecnica, ma diventa il punto di